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venerdì 30 aprile 2010

Aspettando il Primo Maggio in Val Vibrata

Bacheche per i partiti


Giorni fa Cittattiva ha attaccato il nostro Capogruppo Mauro Paci sulla questione, riportata alla luce dal PD, delle bacheche per i partiti. Rendiamo quindi pubblico il documento protocollato dal PD, ribadendo che la nostra critica era ed è rivolta a quest'Amministrazione, che non è ancora riuscita a risolvere questo SEMPLICE problema, e non a quei gruppi che siedono all'opposizione con noi.


Domani, PRIMO MAGGIO, saremo in Piazza Cavour dalle 9.00 alle 13.00 per distribuire copie della NOSTRA relazione sulla Pubbliluce e per ricordare ai cittadini l'importanza di questa festa dedicata a tutti i lavoratori.

martedì 2 febbraio 2010

Con un pò di ritardo


da una mail pervenutaci:

Sul territorio di Martinsicuro è in calo il numero complessivo di matrimoni, mentre , sempre secondo dati Istat, sono in preoccupante aumento il numero di separazioni e divorzi, anche con uno o più figli minori affidati.

Vivendo il territorio, purtroppo, ci si rende conto che è in crescita il disorientamento tra la popolazione giovanile il che porta spesso i ragazzi a cadere vittime di dipendenze dannose (alcool, droga).

Della famiglia oggi si parla molto ma pochi sono gli interventi a sua difesa e sostegno mentre dalle stesse famiglie pare emergere una diffusa e pressante richiesta di aiuto al compito educativo.

A tal fine l’Associazione Madre Teresa di Calcutta Onlus, preso atto della Legge Regionale 95 “Provvidenze in favore della famiglia” tesa ad assicurare aiuti sostanziali alle famiglie ha voluto sviluppare e presentare alla Commissione Regionale e all’Assessorato competente il progetto “Educarsi per Educare”.

Questo nella convinzione di poter e dover dare un contributo fattivo ed efficace al miglioramento della qualità della vita nel nostro territorio. Destinatari di tale progetto sono le coppie, le famiglie, i figli, gli educatori e le scuole del territorio.

Gli obiettivi che il progetto si pone sono molteplici così come le azioni che verranno intraprese per raggiungerli.

La prima fase si concretizzerà nel periodo che va da febbraio a maggio 2010 con l’organizzazione di cinque incontri su varie tematiche.

Il primo incontro si terrà Lunedì 1 febbraio 2010 presso la Sala consigliare del Comune di Martinsicuro a partire dalle ore 21.00, vedrà la partecipazione del Dott. Ezio Aceti, psicologo e psicoterapeuta, esperto in materia e avrà come tema “La coppia si prende cura di se”.



giovedì 12 novembre 2009

Senza parole

Prima Antonio, adesso Emanuele...quante altre vittime dobbiamo contare prima di ottenere maggior sicurezza nei nostri Comuni. Il posto di polizia estivo è scomparso dal giorno alla notte, il comando dei carabinieri e dei vigili urbani di Martinsicuro è sotto organico. La Val Vibrata non è ancora il Far West o la fortapàsc di Siani; abbiamo ancora modo di porre un freno.
Questi episodi alimentano sempre più atteggiamenti razzistici, qualunquistici e di giustizia FAIDATE...inconcepibili per uno Stato di Diritto; ma lo Stato cosa fa per impedire che ciò accada?
Noi ci aspettiamo risposte concrete; ci associamo alle parole del nostro segretario regionale Silvio Paolucci


ALBA ADRIATICA, IL PD ABRUZZESE: «GARANTIRE



SICUREZZA, NO FAR WEST»

Il segretario regionale Paolucci: «Più risorse subito alle forze dell’ordine, la politica apra discussione su integrazione e questione rom»
Pescara, 12 novembre – «Occorre una mobilitazione straordinaria delle forze dell’ordine e delle istituzioni per garantire la sicurezza e la legalità ad Alba Adriatica e nel comprensorio. Quanto avvenuto è estremamente grave ma ora il rischio è che la situazione sfugga di mano e sfoci nel far west. L’Abruzzo non ha bisogno di questo». Lo afferma Silvio Paolucci……….. segretario regionale del Partito Democratico abruzzese. «Mentre i cittadini chiedono più sicurezza, siamo costretti ad assistere a forze di polizia che non dispongono neppure della benzina per rifornire le pattuglie» spiega ancora Paolucci, «mortificando gli sforzi degli agenti e aumentando l’insicurezza fra i cittadini. Uno Stato che rinuncia a garantire la legalità è uno Stato più insicuro. Per questo chiediamo che da subito, per ripristinare la sicurezza e la legalità in quella zona, vengano aumentate le dotazioni delle forze dell’ordine. Al tempo stesso» sottolinea il segretario del PD «è necessario che la politica abruzzese apra una riflessione sull’efficacia delle politiche dell’integrazione finora attuate, e approfondisca la questione rom che non interessa solo Alba Adriatica e che ha una sua specificità, poichè riguarda anche comunità già da tempo integrate. Bisogna tenere insieme accoglienza e sicurezza, garantendo il rispetto della legalità anche con le necessarie misure di repressione, proprio per evitare la giustizia “faidaté” che invece è l’esatto opposto della legalità. Voglio infine esprimere a nome del PD abruzzese tutta la mia solidarietà e vicinanza ai famigliari di Emanuele Fadani».

martedì 11 agosto 2009

FINALMENTE


Domani alle 18 apre finalmente il Museo tanto promesso in questi anni. Martinsicuro inizia, dopo una lunga attesa, a valorizzare concretamente la propria storia. Speriamo che l'Antiquarium non sia solo un temporaneo abbaglio, ma un'esperiena duratura, volta a far conoscere il proprio territorio ai martinsicuresi, e a tutti i turisti ignari di questo splendido passato.

lunedì 10 agosto 2009

Tragedia a Villa Rosa

Aiutiamo le forze dell'ordine a catturare queste bestie!!! Se qualcuno, ha visto o notato qualcosa, parli e collabori con i carabinieri. Questa aggressione non deve restare impunita.

martedì 14 luglio 2009

sabato 13 giugno 2009

Pacco o pacchetto Sicurezza?

Vorremmo cercare di spiegare, in modo oggettivo, chiaro e comprensibile a tutti, i principali contenuti della legge sulle intercettazioni, recentemente approvata dalla Camera dei Deputati ed ora approdata al Senato per l’approvazione definitiva.

Conoscerne i punti essenziali a livello giuridico è indispensabile per formulare poi dei giudizi politici seri e consapevoli, ad un livello più alto delle solite polemiche tra i politicanti da talk-show.

Dal complesso delle disposizioni della legge, si possono estrapolare due orientamenti generali, sostanzialmente oggettivi:

1) la possibilità di utilizzare le intercettazioni viene sensibilmente ridotta.

2) nel bilanciamento tra diritto di cronaca e trasparenza dell’attività giudiziaria da una parte e tutela della riservatezza dall’altra, quest’ultima ha sicuramente avuto la meglio.

La riforma sopprime un grande principio del codice di procedura penale, secondo il quale “è sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto” (art.114 c.7). Questo comma è abrogato, molti divieti si estendono anche agli atti non coperti da segreto e mentre prima, in base a quel comma, in caso di dubbio si imponeva la regola della pubblicazione, ora si andrà caso per caso, in assenza di una regola generale.

Restando sempre sul piano generale, la riforma riduce in altri due punti il livello di pubblicità e trasparenza dell’amministrazione della giustizia:

1) è fatto divieto di pubblicare i nomi dei magistrati che si occupano di un dato procedimento (art.114-6ter cpp), salvo eccezioni. I cittadini non sapranno più quale magistrato si occupa di cosa. I giornali scriveranno genericamente “un magistrato”. Se questa norma fosse stata vigente in passato, probabilmente non avremmo saputo nulla di Falcone e Borsellino, perché si sarebbe solo parlato di “alcuni magistrati della procura di Palermo”.

2) la riforma prevede che la ripresa audiovisiva del dibattimento sia possibile solo se c’è l’accordo delle parti, senza eccezioni (abrogazione del vecchio art. 147 c.2 delle norme di attuazione del cpp). Se questa legge fosse stata vigente al tempo del maxi-processo alla mafia di Palermo o del processo di Tangentopoli, il mancato consenso di un solo imputato avrebbe impedito la ripresa audiovisiva del dibattimento e oggi noi non avremmo quelle immagini che abbiamo visto più e più volte.

Per quanto riguarda la disciplina delle intercettazioni in senso stretto, la normativa è molto ma molto stringente, quasi asfittica.

Possiamo riassumere così i vari interventi della legge.

viene previsto un tetto di spesa per le intercettazioni. (in altri Paesi il costo delle intercettazione è 0 euro perche i governi con un decreto hanno azzerato i costi delle compagnie telefoniche)

Le intercettazioni avranno una durata massima di 40 giorni, prorogabili una sola volta di altri 20 (nuovo art. 267 c.3 bis).

se prima era competente ad autorizzare le intercettazioni il giudice per le indagini preliminari (monocratico) presso ognuno dei 166 tribunali italiani, ora sarà invece competente un collegio di giudici presso ognuno dei 26 tribunali capoluogo di distretto (nuovo art. 267 c.1 cpp). La riforma prevede così nello stesso tempo il passaggio dal giudice monocratico al collegio, che costituirà un filtro più incisivo, e la concentrazione della competenza sulle intercettazioni in soli 26 uffici giudiziari, invece che in 166 come finora.

cambiano radicalmente le condizioni per poter autorizzare le intercettazioni.

Finora le condizioni erano 2:

a) dei “gravi indizi di reato”;

b) che le intercettazioni fossero “assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini”.

Un sistema già sufficientemente limitativo, almeno nella lettera.

Con la riforma le condizioni sono 3:

a) degli “evidenti indizi di colpevolezza”;

b) viene conservata la condizione del testo precedente;

c) l’esistenza di “specifiche e inderogabili esigenze relative ai fatti per i quali si procede, fondate su elementi espressamente e analiticamente indicati nel provvedimento, non limitati ai soli contenuti di conversazioni telefoniche intercettate nel medesimo procedimento e frutto di un’autonoma valutazione da parte del giudice”.

La differenza tra i due sistemi è abissale. “Gravi indizi di reato” costituiscono un’esigenza oggettiva, cioè l’esistenza presunta di un reato, a prescindere di chi ne sia o meno responsabile. “Evidenti indizi di colpevolezza” sono invece una condizione soggettiva, poiché è richiesta la prova di elementi che rendano per lo meno presumibile la colpevolezza di un singolo individuo, prova che peserà come un macigno sui magistrati, che si sono serviti finora delle intercettazioni proprio per provare quegli indizi di colpevolezza.

Sostanzialmente la legge permetterà di effettuare delle intercettazioni quando queste non saranno più necessarie, poiché gli evidenti indizi di colpevolezza sono molto vicini a quanto basta per poter avere direttamente la condanna dell’imputato

Come se non bastasse, la terza condizione c) pone un altro muro tra il magistrato e l’intercettazione ed è sufficiente la lettura del testo per capire quanto questo muro sia alto.

Oltre a renderne difficile l’autorizzazione, la riforma impedisce con una raffica di sanzioni la pubblicazione delle intercettazioni, così come di molti altri atti giudiziari. Ecco le principali novità, che comprimono notevolmente il diritto di cronaca e la libertà d’informazione.

Tutti i documenti relativi alle intercettazioni che non sono utilizzabili per il procedimento diventano coperti da segreto e quindi la loro pubblicazione abusiva rientra nella fattispecie del reato di “Rivelazione illecita di segreti inerenti a un procedimento penale” (nuovo art. 279bis cp), punibile con la reclusione fino a 5 anni (nuovo art. 329bis cpp) .

È previsto un nuovo reato, che punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni chiunque pubblichi intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che riguardano persone estranee ai fatti (nuovo art. 617 c.4 cp). Si tratta quindi di una sanzione che si aggiunge a quella prevista al punto 1).

Per le intercettazioni che invece sono utilizzabili per il procedimento, è comunque vietata la pubblicazione fino alla fine dell’udienza preliminare o delle indagini preliminari (nuovo art. 114 c.2 bis cpp). Mediamente, quindi, i giornalisti potranno pubblicare delle intercettazioni solo 2 anni dopo l’inizio delle indagini.

La pubblicazione illegale di intercettazioni rientrerà nella fattispecie del reato di “pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale” (nuovo art. 684 cp). È il terzo reato previsto in materia di intercettazioni.

Un altro reato, “Omesso controllo in relazione alle operazioni di intercettazione”, punisce i magistrati che abbiano permesso, con il loro mancato controllo, la pubblicazione illegale di intercettazioni (nuovo art. 685bis cp).

Se un giornalista (caso più comune) è soltanto indagato per violazione di uno dei vari divieti di pubblicazione di cui è disseminata la legge, l’organo disciplinare, cioè il consiglio dell’ordine dei giornalisti, è obbligato a sospenderlo in via cautelare dall’esercizio della professione per 3 mesi, se sono presenti “elementi di responsabilità” (nuovo art. 115 c.2 cpp). Questa sanzione probabilmente sarà il deterrente maggiore per i giornalisti.

La legge colpisce anche la persona giuridica, cioè il giornale, l’editore, in caso di violazione della legge a mezzo stampa (nuovo art. nonies d.lgs. 231 2001), con una sanzione pecuniaria.

Guardare a questa legge con “occhi da giuristi” non può non far concludere che l’attività della magistratura sarà resa molto più difficile dalle nuove norme e che la libertà di informazione ne subirà un pregiudizio.


Comunque noi non dobbiamo temere niente, perchè avremo le ronde a proteggerci. Questi si stanno già attrezzando.....sigh....povera Italia (potevano almeno risparmiarsi la fiducia all'approvazione del testo)

NOI COMUNQUE VI INVITIAMO A FIRMARE QUESTO APPELLO DI REPUBBLICA.

Buon fine settimana

mercoledì 3 giugno 2009

Un passo indietro


fonte: quotidiano "Il Centro" martedi 2 giugno 2009 articolo a cura di Sandro Di Stanislao

martedì 2 giugno 2009

Festa della Repubblica

[...] Con il decreto luogotenenziale del 10 marzo 1946 n° 74 sotto il governo Parri si indicono il referendum Repubblica-Monarchia e l'elezione dell'Assemblea Costituente che deve preparare la Costituzione repubblicana. Gli schieramenti in Abruzzo rispecchiano quelli nazionali. I monarchici con i partiti di destra sono favorevoli ad attribuire il ruolo di Capo di Stato al re Umberto II (succeduto a Vittorio Emanuele III).
I partiti di sinistra si schierano a favore della Repubblica.
La Repubblica ottiene in Italia, nelle elezioni del 2 giugno 1946: 12.717.923 (54,3%) contro i 10.719.284 (45,7%) della Monarchia.
In Abruzzo la Monarchia vince con 325.701 voti contro i 286.291 voti per la Repubblica: si delinea pertanto la presenza di un elettorato conservatore.
La Provincia di Teramo vota per la Repubblica.
Il re Umberto II è costretto ad abbandonare l'Italia, mentre Enrico De Nicola viene nominato Presidente della Repubblica.
L'Antifascismo sul piano giuridico costituzionale, trova sanzione in una delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione italiana che vieta: "La riorganizzazione sotto qualsiasi forma" del partito fascista.



Tratto da Il Fascismo, la Resistenza, i campi di concentramento in Provincia di Teramo - cenni storici - di Italia Iacoponi, Colonnella, Grafiche Martintype, maggio 2000, pag. 277-278

lunedì 1 giugno 2009

Un report

La puntata di Report del 31 maggio, analizza un modo differente di concepire lo sviluppo urbanistico del proprio territorio. Non giudichiamo definendolo giusto o sbagliato, di destra o di sinistra; è solo un modo diverso di gestire l'urbanizzazione del proprio Comune. La Gabanelli tratta in pieno un argomento che per Martinsicuro è davvero d'attualità. A differenza di altre realtà però, noi abbiamo ancora la possibilità di scegliere, perchè abbiamo ancora zone verdi, aree agricole e un lungomare che ci permette di vedere il mare. Per vedere l'intero servizio, e ne vale la pena, clicca qui.
Coraggiose (e interessanti) però sono le idee del Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, contenute nel video sottostante (estrapolato dalla puntata del 31 maggio):

venerdì 15 maggio 2009

Domani


Da venerdì 15 maggio, in tutti i negozi di dischi, si troverà in vendita a soli 5 euro il cd contenente la canzone "Domani 21/04.09", realizzata da cinquantasei tra i più grandi artisti della storia, che si sono ritrovati alle Officine Meccaniche di Milano per le registrazioni.

Un'iniziativa degli "Artisti uniti per l’Abruzzo” che hanno avviato una raccolta fondi per sostenere gli interventi di ricostruzione, consolidamento e restauro del Conservatorio “Alfredo Casella” e della sede del Teatro Stabile d’Abruzzo dell’Aquila.

Buon fine settimana

martedì 5 maggio 2009

Liberi?

In questi giorni, L'Unità e Repubblica, hanno portato alla ribalta un rapporto svolto da un'organizzazione non governativa statunitense, la Freedom House; un istituto che monitorizza i livelli di libertà dei singoli paesi mondiali. Come volevasi dimostrare, l'Italia scende al 73° posto (allo stesso livello di Tonga), e questa è la descrizione che si fa di noi:
[...]The region registered one status downgrade in 2008, as Italy slipped back into the Partly Free range thanks to the increased use of courts and libel laws to limit free speech, heightened physical and extralegal intimidation by both organized crime and far-right groups, and concerns over media ownership and influence. The return of media magnate Silvio Berlusconi to the premiership reawakened fears about the concentration of state-owned and private outlets under a single leader.[...]
Per essere però più chiari, basta poi dare un'occhiata alla cartina allegata al rapporto.

giovedì 30 aprile 2009

Primo Maggio - Festa dei lavoratori

ORIGINI DEL PRIMO MAGGIO
Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese :
"Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi".
Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue.

Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento.

"Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!".
Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perché non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere.

Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio.

In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva.

Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe.

Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale.

In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa.
"La manifestazione del 1 maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista".
Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita:
"Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti".
Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo.
Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la festa dei lavoratori di tutti i paesi".
TRA OTTOCENTO E NOVECENTO
Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento.

Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffragio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale.

Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ?

Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione.

Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa.

Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.
IL VENTENNIO FASCISTA
Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio.

Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime.
DAL DOPOGUERRA AD OGGI
All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo.

Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio.

Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa.

Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio.

Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti:
"Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".
Fonte CGIL Roma e Lazio. Archivio Storico "Manuela Mazzelani"

sabato 25 aprile 2009

Festa della Liberazione

"Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini!"

giovedì 23 aprile 2009

Saviano, La ricostruzione a rischio clan ecco il partito del terremoto

Vogliamo portare all'attenzione dei martinsicuresi, e di chi li amministra, una realtà sconcertante. Quest'articolo di Roberto Saviano, è in parte correlato al nostro problema sicurezza. e può essere allacciato al dato delle 7.000 seconde case presenti nel territorio. 7.000 possibili focolai di criminalità; possibili covi per latitanti e prostitute se utilizzate in modo poco ortodosso ed inappropriato. E i primi a vigilare siamo noi, i cittadini. Pertanto se notiamo qualcosa che non va nel palazzo davanti casa, dobbiamo essere pronti a segnalare a chi di dovere ciò che sta accadendo. Vi Consigliamo inoltre un tour di questo sito. Buona lettura

Tratto da LA REPUBBLICA 14/04/09 a cura di Roberto Saviano

L'AQUILA - "Non permetteremo che ci siano speculazioni, scrivilo. Dillo forte che qui non devono neanche pensarci di riempirci di cemento. Qui decideremo noi come ricostruire la nostra terra...". Al campo rugby mi dicono queste parole. Me le dicono sul muso. Naso vicino al naso, mi arriva l'alito. Le pronuncia un signore che poi mi abbraccia forte e mi ringrazia per essere lì. Ma la sua paura non è finita con il sisma.

La maledizione del terremoto non è soltanto quel minuto in cui la terra ha tremato, ma ciò che accadrà dopo. Gli interi quartieri da abbattere, i borghi da restaurare, gli alberghi da ricostruire, i soldi che arriveranno e rischieranno non solo di rimarginare le ferite, ma di avvelenare l'anima. La paura per gli abruzzesi è quella di vedersi spacciare come aiuto una speculazione senza limiti nata dalla ricostruzione.
Qui in Abruzzo mi è tornata alla mente la storia di un abruzzese illustre, Benedetto Croce, nato proprio a Pescasseroli che ebbe tutta la famiglia distrutta in un terremoto. "Eravamo a tavola per la cena io la mamma, mia sorella ed il babbo che si accingeva a prendere posto. Ad un tratto come alleggerito, vidi mio padre ondeggiare e subito in un baleno sprofondare nel pavimento stranamente apertosi, mia sorella schizzare in alto verso il tetto. Terrorizzato cercai con lo sguardo mia madre che raggiunsi sul balcone dove insieme precipitammo e io svenni". Benedetto Croce rimase sepolto fino al collo nelle pietre. Per molte ore il padre gli parlava, prima di spegnersi. Si racconta che il padre gli ripeteva una sola e continua raccomandazione "offri centomila lire a chi ti salva".

Gli abruzzesi sono stati salvati da un lavoro senza sosta che nega ogni luogo comune sull'italianità pigra o sull'indifferenza al dolore. Ma il prezzo da pagare per questa regione potrebbe essere altissimo, ben oltre le centomila lire del povero padre di Benedetto Croce. Il terrore di ciò che è accaduto all'Irpinia quasi trent'anni fa, gli sprechi, la corruzione, il monopolio politico e criminale della ricostruzione, non riesce a mitigare l'ansia di chi sa cosa è il cemento, cosa portano i soldi arrivati non per lo sviluppo ma per l'emergenza. Ciò che è tragedia per questa popolazione per qualcuno invece diviene occasione, miniera senza fondo, paradiso del profitto. Progettisti, geometri, ingegneri e architetti stanno per invadere l'Abruzzo attraverso uno strumento che sembra innocuo ma è proprio da lì che parte l'invasione di cemento: le schede di rilevazione dei danni patiti dalle case. In questi giorni saranno distribuite agli uffici tecnici comunali di tutti i capoluoghi d'Abruzzo. Centinaia di schede per migliaia di ispezioni. Chi avrà in mano quel foglio avrà la certezza di avere incarichi remunerati benissimo e alimentati da un sistema incredibile.

"Più il danno si fa grave in pratica, più guadagni", mi dice Antonello Caporale. Arrivo in Abruzzo con lui, è un giornalista che ha vissuto il terremoto dell'Irpinia, e la rabbia da terremotato non te la togli facilmente. Per comprendere ciò che rischia l'Abruzzo si deve partire proprio da lì, dal sisma di 29 anni fa, da un paese vicino Eboli. "Ad Auletta - dice il vicesindaco Carmine Cocozza - stiamo ancora liquidando le parcelle del terremoto. Ogni centomila euro di contributo statale l'onorario tecnico globale è di venticinquemila". Ad Auletta quest'anno il governo ha ripartito ancora somme per il completamento delle opere post sisma: 80 milioni di euro in tutto. "Il mio comune ne ha ricevuti due milioni e mezzo. Serviranno a realizzare le ultime case, a finanziare quel che è rimasto da fare". Difficile immaginare che dopo 29 anni ancora arrivino soldi per la ristrutturazione ma è ciò che spetta ai tecnici: il 25 per cento del contributo. Ci si arriva calcolando le tabelle professionali, naturalmente tutto è fatto a norma di legge. Costi di progettazione, di direzione lavori, oneri per la sicurezza, per il collaudatore. Si sale e si sale. Le visite sono innumerevoli. Il tecnico dichiara e timbra. Il comune provvede solo a saldare.

Il rischio della ricostruzione è proprio questo. Aumenta la perizia del danno, aumentano i soldi, gli appalti generano subappalti e ciclo del cemento, movimento terre, ruspe, e costruzioni attireranno l'avanguardia delle costruzioni in subappalto in Italia: i clan. Le famiglie di camorra, di mafia e di 'ndrangheta qui ci sono sempre state. E non solo perché nelle carceri abruzzesi c'è il gotha dei capi della camorra imprenditrice. Il rischio è proprio che le organizzazioni arrivino a spartirsi in tempo di crisi i grandi affari italiani. Ad esempio: alla 'ndrangheta l'Expo di Milano, e alla camorra la ricostruzione in subappalto d'Abruzzo.

L'unica cosa da fare è la creazione di una commissione in grado di controllare la ricostruzione. Il presidente della Provincia Stefania Pezzopane e il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente sono chiari: "Noi vogliamo essere controllati, vogliamo che ci siano commissioni di controllo...". Qui i rischi di infiltrazioni criminali sono molti. Da anni i clan di camorra costruiscono e investono. E per un bizzarro paradosso del destino proprio l'edificio dove è rinchiusa la maggior parte di boss investitori nel settore del cemento, ossia il carcere de L'Aquila (circa 80 in regime di 416 bis) è risultato il più intatto. Il più resistente.

I dati dimostrano che la presenza dell'invasione di camorra nel corso degli anni è enorme. Nel 2006 si scoprì che l'agguato al boss Vitale era stato deciso a tavolino a Villa Rosa di Martinsicuro, in Abruzzo. Il 10 settembre scorso Diego Leon Montoya Sanchez, il narcotrafficante inserito tra i dieci most wanted dell'Fbi aveva una base in Abruzzo. Nicola Del Villano, cassiere di una consorteria criminal-imprenditoriale degli Zagaria di Casapesenna era riuscito in più occasioni a sfuggire alla cattura e il suo rifugio era stato localizzato nel Parco nazionale d'Abruzzo, da dove si muoveva, liberamente. Gianluca Bidognetti si trovava qui in Abruzzo quando la madre decise di pentirsi.
L'Abruzzo è divenuto anche uno snodo per il traffico dei rifiuti, scelto dai clan per la scarsa densità abitativa di molte zone e la disponibilità di cave dismesse. L'inchiesta Ebano fatta dai carabinieri dimostrò che alla fine degli anni '90 vennero smaltite circa 60.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani provenienti dalla Lombardia. Finiva tutto in terre abbandonate e cave dismesse in Abruzzo. Dietro tutto questo, ovviamente i clan di camorra.

Sino ad oggi L'Aquila non ha avuto grandi infiltrazioni. Proprio perché mancava la possibilità di grandi affari. Ma ora si apre una miniera per le imprese. La solidarietà per ora fa argine ad ogni tipo di pericolo. Al campo del Paganica Rugby mi mostrano i pacchi arrivati da tutte le squadre di rugby d'Italia e i letti allestiti da rugbisti e volontari. Qui il rugby è lo sport principale, anzi lo sport sacro. Ed è infatti la palla ovale che alcuni ragazzi si lanciano in passaggi ai lati delle tende, che mi passa sulla testa appena entro. Ed è dal rugby che in questo campo sono arrivati molti aiuti. La resistenza di queste persone è la malta che unisce volontari e cittadini. È quando ti rimane solo la vita e nient'altro che comprendi il privilegio di ogni respiro. Questo è quello che cercano di raccontarmi i sopravvissuti.

Il silenzio de L'Aquila spaventa. La città evacuata a ora di pranzo è immobile. Non capita mai di vedere una città così. Pericolante, piena di polvere. L'Aquila in queste ore è sola. I primi piani delle case quasi tutti hanno almeno una parte esplosa.
Avevo un'idea del tutto diversa di questo terremoto. Credevo avesse preso soltanto il borgo storico, o le frazioni più antiche. Non è così. Tutto è stato attraversato dalla scossa. Dovevo venire qui. E il motivo me lo ricordano subito: "Te lo sei ricordato che sei un aquilano..." mi dicono. L'Aquila fu una delle prime città anni fa a darmi la cittadinanza onoraria. E qui se lo ricordano e me lo ricordano, come un dovere: presidiare quello che sta accadendo, raccontarlo. Tenere memoria. Mi fermo davanti alla Casa dello studente. In questo terremoto sono morti giovani e anziani. Quelli che a letto si sono visti crollare il soffitto addosso o sprofondare nel vuoto e quelli che hanno cercato di scappare per le scale, l'ossatura più fragile del corpo d'un palazzo.

I vigili del fuoco mi fanno entrare ad Onna. Sono fortunato, mi riconoscono, e mi abbracciano. Sono sporchi di polvere e soprattutto fango. Non amano che si ficchino i giornalisti dappertutto : "Poi li devo andare a pescare che magari cade un soffitto e rimangono incastrati" mi dice un ingegnere romano Gianluca che mi fa un regalo che avrebbe fatto impazzire qualsiasi bambino, un elmetto rosso fuoco dei Vigili. Onna non esiste più. Il termine macerie è troppo usato. È come se non significasse più nulla. Mi segno sulla moleskine gli oggetti che vedo. Un lavabo finito a terra, un libro fotocopiato, un passeggino, ma soprattutto lampadari, lampadari, lampadari. In verità è quello che non vedi mai fuori da una casa. E invece qui vedi ovunque lampadari. I più fragili, gli oggetti che per primi hanno dato spesso inutilmente l'allarme del terremoto. È una vita ferma e crollata. Mi portano davanti la casa dove è morta una bambina. I vigili del fuoco sanno ogni cosa. "Questa casa vedi, era bella, sembrava ben fatta, invece era costruita su fondamente vecchie". Si è fatto poco per controllare...

La dignità estrema di queste persone me la raccontano i vigili del fuoco: "Nessuno ci chiede niente. È come se per loro bastasse essere rimasti in vita. Un vecchietto mi ha detto: mi puoi chiudere le finestre sennò entra la polvere. Io sono andato ho chiuso le finestre ma alla casa mancano tetto e due pareti. Qui alcuni non hanno ancora capito cosa è stato il terremoto".
Franco Arminio uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato scrive in una sua poesia: "Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno". Siamo ancora in tempo perché in Abruzzo questo non accada. Non permettere che la speculazione vinca come sempre successo in passato è davvero l'unico omaggio vero, concreto, ai caduti di questo terremoto, uccisi non dalla terra che trema ma dal cemento.

lunedì 20 aprile 2009

Meno male che Silvan c'è

Pubblichiamo un articolo di Massimo Gramellini, tratto da LA STAMPA.
Tutto questo, ci porta sempre a pensare alle sante parole di chi fascista lo è stato, e ha vissuto sulla propria pelle l'autoritarismo totalitario; parliamo di Eugenio Scalfari.
Già, perchè ormai da tempo, questo longevo vecchietto, ha espresso il suo parere su questo Governo, definendolo "la quarta reincarnazione berlusconiana all'insegna di una dolce dittatura",forgiato da un mix di populismo e trasformismo. E il nostro maggior rimpianto, è vedere come il servizio pubblico diventi partner principale di questa dittatura mediatica, con giornalisti pronti ad inchinarsi e prostrarsi ai piedi del Divo Silvio....a voi l'articolo:

"L’ultimo caso di uso criminoso della tv pubblica ha per protagonista il mago Silvan, sì proprio lui, quello che da cinquant’anni lancia messaggi in codice: «Sim-sala-bim». Nel corso di Domenica In, il vecchio illusionista comunista (tutti ricordano quando si fece rinchiudere nella tomba di Lenin e dopo due ore ne uscì Fassino) agita la bacchetta magica sotto gli occhi compiaciuti della conduttrice Lorena Bianchetti. «Poi la impresteremo a Berlusconi» sussurra, alludendo (immagino) a una frase del premier, «Non ho la bacchetta magica», riferita ai tempi di ricostruzione dell’Aquila.

A nessuno sfugge il codardo oltraggio. Di sicuro non alla Bianchetti che, non potendo sbianchettare il mago, provvede seduta stante a imbiancare se stessa, trasformando il bel sorriso di poco prima in una maschera di cera. Mentre l’ignaro Silvan continua il giochino di prestigio, la sventurata placa con ampi gesti un funzionario che dietro le telecamere le sta gridando di strozzarlo in diretta. Appena il mago finisce i sim-sala-bim, lei lo affronta a muso duro: «La tua battuta è assolutamente personale». E parte in quarta con un monologo sull’impegno delle istituzioni nella tragedia. Ma la cosa più straordinaria non è il monologo della Bianchetti. È la faccia di Silvan. Si guarda intorno, alla ricerca di qualcuno che gli spieghi se si tratta di uno scherzo o di una puntata-pilota del «Lecchino d’oro». Davanti allo schermo, osservo la sua bacchetta magica con nostalgia. Mago della mia infanzia, ti prego, fammi scomparire in un mondo di schiene dritte."